— Viene con noi? — domandò Ender.

— Di solito non torno a terra per i reclutamenti — disse Graff. — Io sono di servizio nello spazio, come amministratore della Scuola. Una specie di direttore. Ma stavolta mi hanno detto che avrei dovuto scendere, altrimenti mi avrebbero licenziato. — Curvò le labbra in un sorriso.

Ender gli sorrise di rimando. Graff lo faceva sentire a suo agio. Graff era buono. Ed era il direttore della Scuola di Guerra. Ender si rilassò un poco. Lassù avrebbe avuto un amico.

Agli altri ragazzini, quelli che non avevano fatto come Ender, venne agganciata la cintura di sicurezza. Poi attesero un’ora, mentre uno schermo TV sulla paratia anteriore dello scompartimento illustrava il funzionamento dell’astronave, la storia dei voli spaziali, e quello che avrebbe potuto essere il loro futuro sulle grandi navi della F.I. Una cosa abbastanza noiosa. Ender aveva già visto filmati di quel genere.

Ma non era mai stato legato a una poltroncina sagomata nell’interno di una navetta. Quasi a testa in giù mentre stavano per scaraventarlo via dalla Terra.

Il lancio non fu duro. Soltanto un po’ spiacevole. Ci furono degli scossoni, poi brevi momenti d’ansia al pensiero che quello avrebbe potuto essere il primo disastro aereo nella storia della F.I. Dai filmati non aveva mai capito esattamente quali sensazioni si potevano provare stando distesi sulla schiena, con la morbida imbottitura che cedeva sotto la pressione.

Poi essa parve invertirsi, e lui fu davvero appeso alle cinghie in una giostra, in totale assenza di gravità.

Ma dal momento che s’era già preparato a orientarsi su nuovi parametri non fu sorpreso nel vedere Graff tornare giù per la scaletta a testa in avanti, come se ora si arrampicasse verso il retro della navetta. Né si meravigliò quando l’uomo agganciò un piede a uno scalino e si diede una spinta con le mani, mettendosi in posizione eretta come se fosse in piedi fra i sedili di un normale aereoplano.



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