
Ursula Le Guin
Il giorno del perdono
"Mi ci vollero degli anni per rendermi conto d'aver scelto di lavorare in generi disprezzati e marginali come la fantascienza, la fantasy e la narrativa per adolescenti, esattamente perché essi erano esclusi dal controllo della critica, dell'accademia, della tradizione letteraria, e consentivano all'artista di essere libero."
Da quando ha cominciato a pubblicare le sue opere, nella seconda metà degli anni '60, Ursula K. LeGuin non ha mai voluto chiudersi a lungo dietro le sbarre di un unico genere narrativo, ma ha preferito compiere una serie di esperimenti, per lo più diretti a esplorare i linguaggi del fantastico, dell'utopia, della fantascienza. La maggior parte della produzione fantascientifica è raccolta nel ciclo di Hain ("Hanish Series"), che postula, come nei romanzi della Fondazione asimoviana o nel più recente universo di Cultura creato da Iain M. Banks, una civiltà galattica diffusasi nel cosmo e proveniente da un pianeta con caratteristiche umane. A questo ciclo appartengono le opere migliori della LeGuin, quelle che fondono in modo più efficace le convenzioni della fantascienza e una esplicita riflessione sui limiti del pensiero e del sogno utopico: La mano sinistra delle tenebre (1969) e I reietti dell'altro pianeta (1974). Qui, i riferimenti espliciti alla realtà americana contemporanea – necessari per dare attualità e concretezza a una costruzione utopica ambientata nel lontano futuro – si arricchiscono di quella qualità immaginativa che è propria della fantascienza dei viaggi spaziali e dell'esplorazione di altri mondi. Urras e Anarres ne I reietti dell'altro pianeta, Gethen ne La mano sinistra delle tenebre, hanno una consistenza fisica e "storica" degna degli studi etnografici cari alla
