LeGuin e al suo illustre padre antropologo, Alfred Kroeber, mentre diventano scenari filosofici dove si svolge un confronto talvolta drammatico tra i due principi fondamentali che strutturano la visione leguiniana – il maschile e il femminile, in eterno conflitto tra di loro, mai totalmente contrapposti come succede nelle opere di SF di femministe militanti come Joanna Russ o Marge Piercy, ma difficilmente in armonia, soprattutto per l'incapacità dell'autorità patriarcale, tramandata di padre in figlio, di accettare il femminile in ogni sua relazione: fuori, intorno, dietro di sé.

Da questo punto di vista, il momento forse più intenso di tutta la narrativa della LeGuin si trova lungo il cammino esperienziale, costituito dal viaggio dentro Gethen del protagonista de La mano sinistra delle tenebre. Poiché gli abitanti di Gethen hanno un'identità sessuale periodicamente oscillante dal maschile al femminile e viceversa, il compagno di fuga del protagonista "umano" abbandona la sua natura mascolina ed esprime una conturbante femminilità. Accettare una tale condizione, coglierne non la stranezza mostruosa, bensì le meravigliose potenzialità di completezza psicologica ed emotiva, vuol dire – anche per il lettore di fantascienza – ridefinire drasticamente il proprio rapporto con la realtà quotidiana. Ursula LeGuin pare trasportare su altri mondi il "sentire" androgino che Virginia Wolf ribadisce nel suo saggio del 1929 Una stanza tutta per sé: "Se una persona è un uomo, tuttavia la parte femminile del suo cervello deve manifestarsi; e anche una donna deve avere rapporti con l'uomo che è in lei. È quando avviene questa fusione che la mente è resa pienamente fertile e usa tutte le sue risorse".

Le vicende de La mano sinistra delle tenebre avevano luogo, come si è detto, sul pianeta Gethen e non a caso, Gethen viene menzionato all' inizio delle quattro novelle che compongono Il giorno del perdono. Infatti, Il giorno del



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