
Quando il Capo era arrivato lì la prima volta, gli abitanti del villaggio erano tutti eccitati perché andava a vivere in una casa che apparteneva al capetto locale. Per quanto fosse in disgrazia e disonorato, era pur sempre un uomo assai famoso. Capo eletto degli Heyend, una delle principali tribù di Yeowe, Abberkam era salito alla ribalta durante gli ultimi anni della Guerra di Liberazione, alla testa di un grande movimento che propugnava quella che lui chiamava Libertà Razziale. Persino qualche abitante del villaggio aveva abbracciato il principio cardine del Partito Mondiale: su Yeowe doveva vivere soltanto la sua gente. Niente Wereliani, gli odiati colonizzatori ancestrali, niente Boss e Possidenti. La Guerra aveva posto fine alla schiavitù, e negli ultimi anni i diplomatici dell'Ekumene avevano trattato la fine del dominio economico di Werel sui suoi ex pianeti colonia. I Boss e i Possidenti s'erano ritirati su Werel, il Vecchio Mondo, il primo pianeta venendo dal sole, persino quelli le cui famiglie vivevano su Yeowe da secoli. Erano scappati, e i loro soldati erano stati ricacciati sulla loro scia. Come diceva il Partito Mondiale, non dovevano tornare mai più. Né come mercanti né come visitatori, non avrebbero mai più inquinato il suolo e l'anima di Yeowe. E così tutti gli altri stranieri, tutte le altre Potenze. Gli Alieni dell'Ekumene avevano aiutato Yeowe a liberarsi, e adesso se ne dovevano andare pure loro. Qui non c'era posto per quella gente. «Questo è il nostro mondo. Questo è il mondo libero. Qui plasmeremo le nostre anime a immagine e somiglianza di Kamye lo Spadaccino,» aveva detto Abberkam a più riprese, e quell'immagine, la scimitarra, era diventata il simbolo del Partito Mondiale.
Ed era stato versato del sangue. Dalla rivolta di Nadami in poi, trent'anni di lotte, ribellioni, ritorsioni, metà della sua vita, e i conflitti erano proseguiti persino dopo la Liberazione, dopo che tutti i Wereliani se n'erano andati.