Più di una vita per Safnan. Più di una vita per i suoi figli, i nipotini di Yoss, Enkamma e Uye.

Finché io sono viva, loro sono morti, pensò Yoss, come sempre. Quando loro saranno vivi, io sarò morta. Sono saliti sulla nave che vola come la luce, sono stati tradotti nella luce. Quando torneranno alla vita, quando scenderanno dall'astronave sul mondo chiamato Hain, saranno passati ottant'anni dal giorno che sono partiti, e io sarò morta, morta da molto tempo. Io sono morta. Mi hanno lasciato, e sono morta. Lascia che vivano, Signore, dolce Signore, lascia che vivano, e che io muoia. Sono venuta qui per morire. Per loro. Non posso, non posso permettere che siano morti per me.

Il freddo naso di Tikuli le sfiorò la mano. Lei lo osservò con attenzione. Il color giallo ambra degli occhi era offuscato, azzurrino. Gli carezzò la testa, lo grattò dietro le orecchie, in silenzio.

Lui mangiò qualche boccone per farle piacere, poi risalì sul letto. Yoss si preparò la cena, zuppa e biscotti riscaldati, e la mangiò, senza nemmeno assaporarla. Lavò i tre piatti che aveva usato, accese il fuoco e ci si sedette accanto cercando di leggere il libro lentamente, mentre Tikuli dormiva sul letto e Gubu stava sdraiato per terra con gli occhi tondi e dorati fissi sul fuoco, facendo le fusa. Una volta sola si sollevò per lanciare il suo grido di battaglia, «Uuuuh!», verso qualche rumore arrivato dagli stagni, e si aggirò per un poco nella capanna, poi tornò a sedersi, a fissare il fuoco facendo le fusa. Più tardi, col fuoco spento e la casa completamente al buio in quell'oscurità priva di stelle, Gubu raggiunse Yoss e Tikuli sul letto caldo, dove quel pomeriggio i giovani amanti avevano trovato la loro gioia breve e feroce.


Si ritrovò a pensare ad Abberkam nei due giorni seguenti, mentre lavorava nell'orticello per ripulirlo in vista dell'inverno.



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