— Buongiorno — disse il ragazzo, con quella sua voce gentile.

— Ciao, Noi.

No, perdio, non era soltanto per un senso di decenza. Al diavolo la decenza. Se l’uomo che lei aveva amato, e per il quale la sua età non sarebbe stata importante, perché era morto, soltanto per quel motivo lei doveva fingere di essere ormai asessuata? Per questo doveva reprimere la verità, come una qualunque stupida puritana autoritaria? Solo sei mesi addietro, prima del colpo apoplettico, era tale che gli uomini si voltavano, e con piacere, a guardarla; e adesso, pur non essendo in grado di dare piacere agli altri, perdio poteva almeno piacersi.

Quando lei aveva sei anni e un amico di papà — Gadeo — veniva a parlare con lui di politica dopo cena, lei si metteva la collana dorata che la mamma aveva trovato in un mucchio di ciarpame e portato a casa nascosta nel colletto dove nessuno la poteva vedere. Ma lei sapeva che a Gàdeo questo piaceva. Era bruno, aveva denti bianchi che risplendevano. A volte la chiamava «la sua bella Laia». «Ecco che arriva la mia bella Laia!». Sessantasei anni prima.

— Cosa? Mi sento la testa vuota. Ho passato una notte terribile -. Era vero. Aveva dormito meno ancora del solito.

— Ti ho chiesto se hai letto i giornali di oggi.

Lei fece segno di sì col capo.

— Soddisfatta di Soinehe?

Soinehe era la provincia di Thu che la sera precedente aveva dichiarato la secessione dallo Stato di Thu.

Lui ne era soddisfatto. I bianchi denti gli splendevano sul volto bruno e pieno di vita. La bella Laia.

— Sì. E preoccupata.

— Lo so. Ma questa volta è l’ora della verità. È l’inizio della fine per il governo di Thu. Non hanno nemmeno cercato di far arrivare truppe a Soinehe, capisci? Non farebbero altro che portare i soldati alla ribellione prima dell’inevitabile, e lo sanno.



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