— Domani? Oh, domani io non ci sarò — disse brusca. Quello che aveva parlato sorrise e qualcun altro rise; Amai la fissò con aria interrogativa. Parlarono ancora e alzarono la voce. La rivoluzione. Ma cosa diavolo l’aveva fatta parlare così? Ma era una cosa da dire alla vigilia della rivoluzione, anche se fosse stata vera?

Aspettò di risentirsi in forze, riuscì a rimettersi in piedi, e malgrado la goffaggine sgusciò via non vista tra la gente eccitata e prese a salire i gradini a uno a uno. Nella stanza sotto di lei, alle sue spalle, una, due, dieci voci stavano dicendo «sciopero generale». — Sciopero generale — biascicò Laia, prendendo fiato sul pianerottolo. Sopra, davanti a lei, nella sua stanza, cosa l’aspettava? Il suo colpo apoplettico privato. Piuttosto buffo. Iniziò a salire la seconda rampa, un gradino alla volta, una gamba alla volta, come una bambina di due anni. Aveva il capogiro, ma non aveva più paura di cadere. Davanti a lei, laggiù, i fiorellini bianchi e secchi dondolavano le corolle e sussurravano nei vasti campi della sera. Settantadue anni e non aveva mai avuto il tempo d'impararne il nome.

FINE


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