
Si fermò appena prima del Terreno del Processo e fece un gesto agli addetti intorno all’Imputata. Questi le tolsero i vestiti per accertarsi che non avesse un’armatura o un arma nascosta e poi si fecero da parte.
Joyce fece l’ultimo passo che lo portò sulla Pedana del Giudice, dove gli altoparlanti amplificarono la sua voce.
— L’Imputata avanzi per presentare il suo appello.
Lasciando il banco la ragazza inciampò ed un debole mormorio di disappunto si levò dai palchi di famiglia. Non era una buona Entrata. Ma era un fatto trascurabile.
Abbassò la mano e la pistola uscì dalla fondina con un fluido movimento del braccio che si fuse con un mezzo giro del corpo, trasformando in un cilindro perfetto la sua toga dal collo fino all’orlo. Si sollevò leggermente sulle punte dei piedi e vi furono grida isolate di «Bravo!» dai palchi di famiglia, e si levò anche un più sommesso «eccellente», che era tutto quello che uno zoppo poteva meritare, per quanto il movimento del braccio fosse stato perfetto.
L’Imputata era in piedi, pallida in viso, sulla Pedana dell’Appello.
Con il braccio teso, Joyce attese di pronunciare la sentenza finale.
Stava invecchiando. Gli rimanevano ancora pochi processi. Un giorno non troppo lontano, ad un verdetto di «Probabilmente Colpevole», nel caso l’Imputato avesse una pistola carica, Il Messire avrebbe forse revocato la sentenza.
Non a causa della sua lentezza fisica. La zoppia e l’esitazione nell’estrarre l’arma sarebbero stati solo un sintomo della progressiva lentezza della sua mente. Non avrebbe interpretato correttamente il caso.
