
L’atto d’accusa continuò. Joyce osservò il viso dell’Imputata, notando che, nonostante la tensione emotiva, riusciva a mantenere un comportamento corretto, senza lasciarsi andare a gesti od esclamazioni inutili. La ragazza aveva carattere. Fu compiaciuto della sua riservatezza; le interruzioni distruggevano il ritmo del processo. Avrebbe comunque avuto la possibilità di appellarsi.
Si voltò verso Pedersen inarcando le sopracciglia con aria interrogativa. Pedersen gli si avvicinò, tenendosi a debita distanza dal raggio del microfono.
— La ragazza era l’amante del giovane Normandy. Lui ha una residenza estiva qui sul fiume — sussurrò.
— Il figlio di Joshua Normandy? — chiese Joyce con una certa sorpresa.
— Esatto — rispose Pedersen con una smorfia. — Avrebbe dovuto essere più furbo e fare controllo su di lei. Ha un certo numero di parenti nelle locali Corporazioni artigiane ed anche altri agganci.
Joyce si accigliò. — Le relazioni illegittime non significano niente.
Pedersen alzò la spalla che non era rivolta verso la folla. — Legalmente no. Ma in pratica il Popolo ha cominciato a riconoscere queste cose. Ho sentito che le coppie usano l’appellativo di marito e moglie quando sono fra gruppi della loro stessa gente. So che queste cose non hanno peso in un tribunale — continuò in fretta, — ma sembra che la ragazza fra di loro sia una specie di aristocratica. Potrebbe essere naturale per lei dare per scontati certi privilegi. Normandy contesta alla ragazza il fatto di averlo avvicinato per strada chiamandolo per nome. Be’, in questo si era spinta un po’ troppo in là.
Pedersen accennò un sorrisetto d’intesa.
