
Raramente Sid procede per tentativi, ma per un secondo me ne dimenticai, e mi domandai se sapesse davvero dove voleva andare a parare.
— Sì, sono un poeta, certo — gridò il Ragazzo. — Sono Bruce Marchant, brutti Zombie che non siete altro. Sono un poeta in un mondo dove neppure i versetti della Bibbia di re Giacomo e le parole del vostro amico Will, che voi avete usato a sproposito per darvi il tono del sapiente, sono al riparo dalla putrida bava dei Serpenti e dalle sudice zampe dei Ragni. Essi cambiano la nostra storia, ci rubano le cose che per noi sono certe e sacrosante, proclamano di essere terribilmente onniscienti, di essere i meglio intenzionati e i più efficienti, e cosa ne nasce? Questo stramaledetto guanto O.R.!
Alzò la mano sinistra, ancora infilata nel guanto nero. Nella mano stringeva ancora l’altro guanto, e ce lo mostrò, agitandolo.
— Che cos’ha quel guanto d’Ordinanza dei Ragni, cuore impavido? — domandò Sid. — Devi esserci amico, devi dircelo.
Intanto Erich rideva. Disse: — Considerati fortunato, Kamerad. Io e Marcus non li abbiamo neppure, i guanti.
— Che cos’ha questo guanto? — strillò Bruce. — Questi accidenti di guanti sono entrambi per la mano sinistra! — E buttò a terra, con rabbia, il guanto che teneva in mano.
Tutti ci mettemmo a ridere, senza riuscire a trattenerci. Bruce ci voltò la schiena e si allontanò a grandi passi; ma ero sicura che si sarebbe tenuto lontano dal Vuoto.
Erich mi strinse il braccio e disse, tra una risata e l’altra: — Mein Gott, Liebchen, cosa ti ho sempre detto a proposito dei Soldati? Più grande il mugugno, più piccola la causa! È un principio infallibile!
Ma uno di noi non rideva. Dal primo momento in cui la Ragazzina aveva udito il nome di Bruce Marchant, i suoi occhi avevano assunto un’espressione di pura estasi, come se fosse disceso su di lei lo Spirito Santo.
