
— Ce l’avete fatta, ragazzi, cuori coraggiosi — li salutò Sid con voce reboante; Beau rivolse loro un sorriso nervoso, mormorando qualche parola, e Maud cominciò a pigolare: “Chiudete la Porta!”. La Ragazzina le fece subito eco, e anch’io mi unii a loro, perché i Venti del Cambio soffiano come pazzi quando la Porta è aperta, né la si può mai chiudere così ermeticamente da bloccare tutti i loro spifferi.
— Chiudete la Porta, prima che ci soffi qualche ruga sul viso — gridò Maud con la sua voce stridula, tanto per rompere il ghiaccio. Aveva imitato dalla Ragazzina un vestito da sera attillato, lungo fino al ginocchio, e sembrava un’adolescente acerba.
Ma i tre Soldati non prestavano attenzione a noi. Il Romano — ricordai che si chiamava Marcus — stava avanzando in modo stordito e rigido, come se avesse una lesione agli occhi, mentre Erich e il Ragazzo stavano discutendo vivacemente tra loro a proposito di un bambino, di Einstein, del Palazzo d’Estate e di quel porco guanto e del fatto che i Serpenti avevano teso loro una trappola a San Pietroburgo. Erich aveva sulle labbra lo stesso sorriso sadico che ha quando vuole ferirmi.
Il Ragazzo era furibondo. — Perché ci hai portato via così presto, accidenti? Per poco non abbiamo demolito la Nevsky Prospekt, galoppando a quel modo.
— Non hai sentito il sapore dei loro paralizzatori, Dummkopf, quando hanno fatto scattare la trappola… troppo presto, Con sei Dank? — ribatté Erich.
— Certo — fece il Ragazzo. — Talmente deboli che non avrebbero fatto male a una mosca. Perché non ci hai fatto vedere un po’ di movimento?
— Ma sta’ zitto. Sono io il vostro capo. Avrete tutto il “movimento” che volete, in futuro.
— Non ci credo. Sei uno sporco nazista vigliacco.
