Anne Rice
Il ladro di corpi
Ai miei genitori, Howard e Katherine O’Brien.
I vostri sogni e il vostro coraggio saranno sempre con me.
Navigando verso Bisanzio
Quello non è un paese per i vecchi. I giovani abbracciati uno all’altro, gli uccelli sugli alberi — ah queste generazioni morenti! — intenti a cantare, cascate di salmoni e mari affollati di sgombri, carne, pesce, o uccelli, lodano per tutta l’estate ciò che è generato, che nasce, e che muore. Rapiti in quella musica dei sensi, tutti trascurano i monumenti del pensiero senza tempo. Un vecchio non è che una misera cosa, un lacero cappotto su un bastone, a meno che l’anima non batta le mani e canti, e canti più forte per ogni strappo nel suo abito mortale, e non c’è scuola di canto che non sia lo studiare i monumenti della nostra magnificenza; per questo io varcai i mari e giunsi alla sacra città di Bisanzio. O saggi, voi che state fissi nel sacro fuoco di Dio come incastonati in un mosaico d’oro su di una parete, uscite dal fuoco sacro, roteando in fila a spirale, e siate i maestri di canto della mia anima. Consumate il mio cuore che malato di desiderio e avvinto ad un animale morente non conosce se stesso; e accoglietemi nell’artificio dell’eternità. Una volta fuori della natura, io non prenderò più la mia forma corporea da alcuna cosa naturale, ma come una di quelle forme che orafi greci fanno d’oro battuto e foglia d’oro per tenere sveglio un Imperatore assopito,