
È IL vampiro Lestat che parla. Ho una storia da raccontarvi. Una storia che riguarda qualcosa che mi è accaduto.
La storia comincia a Miami, nel 1990, ed è proprio da lì che voglio partire. È importante tuttavia che voi conosciate i sogni che ho fatto prima di allora, perché anch’essi rivestono un ruolo essenziale. Parlo dei sogni su una vampira bambina, dal cervello di donna e dal viso d’angelo, ma anche di quello su David Talbot, mio amico mortale. E poi ancora dei sogni sulla mia adolescenza mortale vissuta in Francia: delle nevi d’inverno, del castello cadente e desolato di mio padre in Alvernia e della volta in cui andai a caccia del branco di lupi che stava tormentando il nostro povero villaggio.
I sogni possono essere reali come gli eventi davvero accaduti. O almeno così mi è sembrato in seguito.
Quando ho cominciato a fare quei sogni mi trovavo in uno stato d’animo assai cupo: ero un vagabondo, un vampiro errante sulla terra, talvolta così coperto di polvere da passare completamente inosservato. E a nulla servivano i miei splendidi capelli, biondi e fluenti, i penetranti occhi azzurri, gli abiti alla moda, il sorriso irresistibile e soprattutto il corpo ben proporzionato, oltre il metro e ottanta d’altezza, che, a dispetto dei suoi duecento anni, poteva essere scambiato per quello di un mortale ventenne. Nondimeno, ero anche un uomo di buonsenso, un figlio del XVIII secolo, epoca in cui ho vissuto prima di nascere nelle Tenebre.
Sul finire degli anni ’80 del XX secolo, tuttavia, ero molto cambiato rispetto all’ardito, inesperto vampiro dei tempi passati, così fedele al classico mantello nero e ai pizzi di Bruxelles, a quel gentiluomo con tanto di bastone da passeggio e guanti bianchi che danzava sotto i lampioni a gas.
