All’inizio, il piacere di Duny per l’arte magica era causato, puerilmente, dal potere che gli conferiva sugli uccelli e sui mammiferi, e dalla conoscenza di questi. E per la verità, quel piacere l’accompagnò per tutta la vita. Vedendolo spesso nei pascoli alti con un rapace che gli volteggiava intorno, gli altri bambini lo chiamavano Sparviero: e così lui ebbe il nome che conservò più tardi, come nome d’uso, quando il suo nome vero non fu più noto a nessuno.

Poiché la strega continuava a parlargli della gloria e delle ricchezze e del grande potere sugli uomini che un incantatore poteva acquisire, Duny si accinse a imparare altre cognizioni utili. Era molto sveglio. La strega lo lodava e i bambini del villaggio incominciarono ad aver paura di lui, e lui stesso si sentì certo che ben presto sarebbe diventato un grande mago. E così procedette di parola in parola e d’incantesimo in incantesimo, insieme alla strega, fino a quando ebbe dodici anni ed ebbe appreso da lei gran parte di ciò che sapeva: non molto, ma sufficiente per la strega di un piccolo villaggio e più che sufficiente per un ragazzetto di dodici anni. Lei gli aveva insegnato tutto ciò che sapeva delle erbe e della medicina, e tutto ciò che sapeva delle arti di trovare, legare, riparare, dissigillare e rivelare. Gli aveva cantato tutte le storie dei cantori e le Grandi Gesta che conosceva e tutte le parole del Vero Linguaggio che aveva appreso dal mago che era stato suo maestro. E dai maghi della pioggia e dai giocolieri ambulanti che andavano da un centro all’altro della valle del Nord e della foresta Orientale, Duny aveva imparato vari trucchi e piacevolezze, incantesimi d’illusione. Fu con uno di questi incantesimi leggeri che dimostrò per la prima volta il grande potere che era in lui.



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