
Little Tib fece attenzione. — Dov’è Mr. Parker?
— È andato a sdraiarsi sul fondo. Vuole farsi un pisolino… lui dorme molto.
— Può sentirci?
— Ti piace sedere così? È una delle cose che mi divertono di più. So che non puoi vedere tutte le cose che ci passano davanti, però potrei descrivertele. Ora stiamo girando a destra. Risaliamo per un lunghissimo pendio e da questa parte del treno si vedono soltanto alberi di pino. Scommetto che nella boscaglia ci sono animali d’ogni genere. Ti piacciono gli animali, George? Gli orsi e i grossi felini selvatici?
— Può sentirci? — chiese ancora Little Tib.
— Non credo, solitamente si addormenta subito. Ma sarebbe meglio aspettare un po’ se vuoi che non ascolti quel che devi dirmi.
— Va bene.
— Adesso c’è una cosa di cui dobbiamo preoccuparci. Qualche volta questi treni sono ispezionati dalla polizia. Se trovano uno che viaggia a sbafo lo buttano giù. Non credo che farebbero questo con un ragazzino come te, però Mr. Parker e io verremmo buttati giù. In quanto a te, ti porterebbero con loro fino alla prossima città per consegnarti alla polizia municipale.
— Quelli non mi vogliono — disse Little Tib.
— Che intendi dire?
— Qualche volta mi prendono, però non riescono mai a sapere chi sono. Allora mi lasciano andar via.
— Suppongo che tu sia lontano da casa da molto più tempo di quel che credevo. Quanto è che non vedi mamma e papà?
— Non lo so.
— Dev’esserci un modo per identificare i ciechi. Ci sono molti ciechi.
— La macchina di solito sa chi sono i ciechi. Questo me l’hanno detto; ma non conosce me.
