— Devi girare la mia chiave del pensiero — disse l’uomo di rame.

Little Tib allungò le mani dietro di lui, protendendo le braccia al massimo intorno a quel corpo di metallo rosso. Le sue dita trovarono la più piccola delle serrature, e accanto ad essa pendeva un piccolo gancio; ma non c’era nessuna chiave.

Un bambino stava piangendo. C’era odore di medicinali e una donna dalla voce strana disse: — Vediamo un po’. — Le mani di lei gli toccarono le guance. Le piccole fredde mani dell’uomo di rame. Little Tib ricordò che non poteva vedere niente adesso, non più.

— È malato, sì — disse la donna. — Scotta come il fuoco e si lamenta solo a toccarlo.

— Sì, signora — disse Nitty. — È sicuramente malato.

La voce di una ragazzina disse: — Che malattia ha, mamma?

— Ha la febbre, tesoro, e naturalmente è cieco.

Little Tib disse: — Io sto bene.

La voce di Mr. Parker lo tranquillizzò: — Starai meglio dopo che la dottoressa ti avrà visitato, George.

— Posso alzarmi — disse Little Tib. Aveva scoperto che Nitty lo teneva seduto sulle ginocchia, e questo lo imbarazzava.

— Ti sei svegliato? — domandò Nitty.

Little Tib mise i piedi al suolo e annaspò in cerca del suo bastone, ma era sparito.

— È un pezzo che dormi. Ti sei svegliato soltanto per metà anche quando siamo scesi dal treno.

— Salve — disse la ragazzina. Bam. Bam. Bam.

— Salve — le rispose Little Tib.

— Non farti toccare la faccia da lui, tesoro. Ha le mani sporche.

Little Tib sentì che Mr. Parker parlava con Nitty, ma non prestò loro attenzione.

— Io ho una bambola — gli disse la ragazzina, — e un cane. Si chiama Muggly. Il nome della bambola è Virginia Jane. — Bam.

— Cammini in modo buffo — disse Little Tib.

— Ci sono costretta.



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