— E allora siedi qua — disse Nitty, quasi in un sussurro. — Toglieremo di mezzo Virginia Jane.

Little Tib s’arrampicò sopra una liscia sedia plasticata, con Nitty da una parte e Mr. Parker dall’altra.

— È un peccato — disse Nitty — che tu non abbia potuto vedere la gamba di quella bambina. Quando ci siamo messi a sedere qui era sottile come uno stecco. E quando l’hanno portata lì dentro era identica all’altra.

— Questo è bello — disse Little Tib.

— Ci stavamo domandando… tu hai qualcosa a che fare con quel che è successo?

Little Tib non lo sapeva, così rimase zitto.

— Non tormentarlo, Nitty — disse Mr. Parker.

— Non lo sto tormentando. Sto solo chiedendo una cosa: è importante.

— Sì, lo è — disse Mr. Parker. — Tu pensaci, George, e se poi avrai qualcosa da dire faccelo sapere. Noi ti ascolteremo.

Little Tib restò a lungo seduto dov’era, e infine la donna che lavorava per la dottoressa uscì. — È questo il ragazzo? — chiese.

— Ha la febbre — la informò Mr. Parker.

— Dobbiamo vedere il suo disegno retinico. Portatelo dentro.

— Inutile — disse Nitty. E Mr. Parker aggiunse: — Non potrete prendere il suo disegno retinico… le sue retine non esistono più.

La donna che lavorava per la dottoressa non disse nulla per un poco, poi: — Be’, ci proveremo lo stesso. — Prese per mano Little Tib, e lo condusse in una stanza dove c’era una macchina con molte luci. Lui sapeva che quella era una macchina con molte luci, perché l’aveva riconosciuta dall’odore e dal contatto dei sensori contro la sua faccia. Dopo un poco lei gli lasciò scostare gli occhi dai dischetti di plastica.

— Bisogna che la dottoressa lo visiti — disse Nitty. — So che senza un disegno retinico non potete mettere la visita in conto al governo. Ma il bambino è malato.



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