
La donna disse: — Se aprirò una pratica su di lui vorranno sapere chi è.
— Gli tocchi la fronte: sta bruciando.
— Penseranno che è entrato illegalmente in questa regione. E una volta che un’indagine abbia preso inizio non la potrete più fermare.
— Possiamo parlare alla dottoressa? — chiese Mr. Parker.
— È quel che stavo cercando di dirvi. Non potete vederla.
— Voglio farmi visitare: io sono malato.
— Credevo che il malato fosse il bambino.
— Anch’io sono malato. Vieni qui. — Una mano di Mr. Parker guidò Little Tib fuori dalla poltroncina di fronte alla macchina delle luci, e fu l’altro a sedersi al suo posto. L’uomo si piegò in avanti e l’apparecchiatura mandò un ronzio. — Naturalmente — disse Mr. Parker, — dovrò portarlo dentro con me. È troppo piccolo perché lo si possa lasciar solo in una sala d’attesa.
— Lo può tener d’occhio quest’uomo.
— Lui ha fretta d’andarsene.
— Sissignore — annuì Nitty. — Non avrei indugiato finora, se qui non fosse così interessante.
Little Tib si aggrappò a una mano di Mr. Parker, e dopo aver percorso un paio di brevi corridoi entrarono nel piccolo ambulatorio.
— Lei non è un mio paziente — disse la dottoressa, chiudendo la porta alle sue spalle. — Sentiamo, cosa c’è che non va?
Mr. Parker le parlò di Little Tib, e le chiese di addebitare sulla sua carta di credito tutto ciò che voleva.
— Questo è molto irregolare — disse la dottoressa. — Non dovrei neppure pensarci. Cos’è successo ai suoi occhi?
— Non lo so. Sembra che non abbia più la retina a tutti e due.
— Ci sono i trapianti di retina, anche se non sono sempre efficaci.
— Permetterebbero di dargli un’identità? La vista sarebbe secondaria rispetto a questo, per il momento.
— Suppongo di sì.
