
— Per me non daranno nulla — disse Little Tib. — Mamma doveva darmi del suo da mangiare.
— Questo perché non avevano il tuo disegno retinico. Comunque, che differenza farebbe? Ti spetterebbe un credito così piccolo che sarebbe quasi come non avere niente. Mr. Parker riceve più di me perché quando lavoravamo la sua paga era maggiore, ma anche questo è pressoché il minimo bastante per sopravvivere.
— Dov’è Mr. Parker?
È un po’ più giù, si sta lavando. Vedi, l’autostop è difficile se non sei ben pulito. Nessuno ti prende su. Ieri sera abbiamo trovato un rasoio ancora buono, e adesso lui si fa la barba.
— Vuoi che mi lavi?
— Non ti farebbe male — disse Nitty. — Ieri sera hai pianto, e sulla polvere che hai in faccia sono rimaste delle strisce. — Prese per mano Little Tib e lo condusse lungo un sentiero liscio delimitato da alte erbe. La vegetazione era bagnata di rugiada, fredda come il ghiaccio. Sul bordo del ruscello trovarono Mr. Parker. Little Tib si tolse le scarpe e i vestiti ed entrò con i piedi nell’acqua. Era fredda, anche se non quanto le gocce di rugiada. Nitty gli venne accanto, lo spruzzò, gli versò acqua sul capo con le mani e poi lo costrinse a immergersi del tutto (non senza avergli raccomandato di trattenere il fiato) per lavargli anche i capelli. Fatto ciò lavarono i vestiti alla meglio e li appesero sui cespugli ad asciugare.
— Stamattina sarà duro fare l’autostop — disse Nitty.
Little Tib gli chiese perché.
— Siamo in troppi. Quanti più siamo, tanto più è difficile avere un passaggio.
— Potremmo separarci — suggerì Mr. Parker. — Faremo a chi tira la paglia più lunga per decidere chi deve stare con George.
— No.
— Per me non ci sono difficoltà. Mi sento bene.
— Si sente bene adesso.
