
Mr. Parker si sporse in avanti. Little Tib lo capì perché il vestito di lui frusciò e la sua voce si fece più vicina. — Nitty, chi è il capo, qui?
— Lei, Mr. Parker. Solo che, se cominciasse a uscire di sentimento, potrei diventare matto per la preoccupazione. Cosa le ho mai fatto che voglia mettermi addosso quell’ansia?
Mr. Parker rise. — Va bene. Ti dirò io cosa faremo. Tenteremo insieme fino alle dieci. Se per allora non avremo trovato un passaggio io non andrò più avanti di mezzo miglio, e lascerò a voi due la prima possibilità d’esser presi su da chi arriva. — Little Tib lo sentì alzarsi. — Credi che i vestiti di George si siano asciugati?
— Sono ancora un po’ umidi.
— Posso mettermeli — affermò Little Tib. Aveva già portato indumenti bagnati dopo che un acquazzone gli era passato addosso.
— Questo è proprio un bravo ragazzo. Aiutalo a vestirsi, Nitty.
Quando furono in cammino sulla strada, e comprese che Mr. Parker era a una certa distanza davanti a loro, Little Tib domandò a Nitty se pensava che avrebbero trovato un passaggio prima delle dieci.
— So che lo troveremo — disse lui.
— E come fai a saperlo?
— Perché ho pregato molto, e quando io prego molto per avere una cosa la ottengo sempre.
Little Tib rifletté su quel pensiero. — Potresti pregare per trovare un lavoro — disse, ricordando che Nitty gli aveva detto quanto desiderasse un lavoro.
— L’ho fatto, subito dopo aver perso l’ultimo. Poi ho incontrato Mr. Parker e ho visto in che condizioni era, così ho deciso di andare con lui per tenergli dietro. Di conseguenza ebbi un lavoro… ed è quello che faccio adesso. È Mr. Parker quello che non ha un lavoro.
— Ma non vieni pagato — osservò Little Tib in tono pratico.
— Abbiamo l’introito dell’assistenza. E io li uso, il mio e il suo, per quello che ci occorre. Ma ora stai quieto… siamo sulla strada.
