— È un luogo panoramico — disse Mr. Parker. — Da qui si possono vedere ben sette contee. — Little Tib si sentì sollevare e portar giù di peso. Nelle vicinanze c’era della gente, anche se non proprio lì accanto, e poté udire le loro voci.

— È molto bello — osservò il Dr. Prithivi. — Anche noi abbiamo belle montagne in India… l’Himalaia, così si chiamano. Questo splendido panorama mi fa pensare ad esse. Quand’ero un ragazzino mio padre affittò una casa sull’Himalaia. I rododendri crescevano selvaggi lassù, e una volta vidi un leopardo nel mio giardino.

Una voce estranea disse: — Qui lei può vedere leoni di montagna. Il momento adatto è la mattina presto… basta alzare lo sguardo sulle grandi pareti di roccia fra cui si guida.

— Proprio così! — esclamò eccitato il Dr. Prithivi. — Era molto presto quando vidi quel leopardo.

Little Tib cercò di ricordare quale fosse l’aspetto di un leopardo, e scoprì di non riuscirci. Poi tentò con un gatto, ma quello che immaginò non era un gatto molto preciso. Si sentiva sudato e stanco, e cercò di dirsi che non era trascorso molto da quando Nitty gli aveva lavato i vestiti. La cucitura sul davanti della camicia, dove c’erano i bottoni, era ancora umida. Quand’era stato capace di vedere aveva saputo con precisione quale fosse l’aspetto di un gatto. Era certo che se avesse potuto tenere un gatto in braccio l’avrebbe saputo di nuovo. Immaginò la morbidezza di un gatto, grosso e con il pelo lungo. Inaspettatamente esso fu lì, di fronte a lui. Non un gatto, bensì un leone, e in piedi sulle zampe posteriori. Aveva una lunga coda con un ciuffo all’estremità, e un nastro rosso annodato sulla criniera. Il suo volto era stranamente offuscato, ma stava ballando… ballava alla musica, solo ricordata, della trillante risata del Dr. Prithivi. Gli era vicinissimo.



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