Il dottor Prithivi rise, di una risatina musicale e acuta. A Little Tib parve di sentirla echeggiare nel vecchio autobus come un trillo. — Ma noi tutti siamo malvagi — disse l’uomo, — e perciò pochi di noi fanno denaro. Questo come lo spiegate? Questo è il buffo della cosa. Io curo le anime malvagie: dunque tutti al mondo non dovrebbero far altro che chiamarmi dalla mattina alla sera. Se avessi un’insegna essa direbbe che il mio orario d’ufficio è dalle nove alle cinque, niente chiamate a casa. E invece sono io che, senza ricevere chiamate, porto la mia casa a tutti, la casa di Dio. Qui accolgo i miei pazienti, e a chi viene dico di salire sul retro del mio autobus.

— Non sapevamo che lei dovesse essere pagato — disse Little Tib, preoccupato perché Nitty gli aveva detto che lui e Mr. Parker non avevano denaro sul loro conto.

— Nessuno deve pagare… questo è il bello. Coloro che desiderano offrire un po’ di benzina al Dio possono infilare qui la loro carta di credito, ma è tutto volontario e noi accettiamo anche altre offerte.

— Certo che è molto buio lì sul retro — disse Nitty.

— Lasciate che ve lo mostri. Vedete che stiamo arrivando a una piazzuola di sosta? Ecco com’è regolato alla perfezione l’universo. Là potremo fermarci e riposare un po’, e prima di ripartire potrò mostrarvi il Dio.

Little Tib sentì l’autobus così all’improvviso che trasalì. Nell’ultimo anno in cui avevano abitato nella casa vecchia era andato a scuola con un autobus. Ricordava quanto caldo c’era stato dentro, e come gli fosse sembrato sciatto dopo le prime settimane; adesso stava sognando di andare al buio su un autobus dall’odore strano, ma poi si sarebbe svegliato, si sarebbe trovato di nuovo sul vecchio autobus, e lo sportello si sarebbe aperto per lasciarlo correre fuori nella luce calda verso la scuola.

Lo sportello si aprì, cigolando e sferragliando. — Scendiamo — disse il Dr. Prithivi. — Ricreiamoci un po’, e vediamo quei che c’è da vedere qui.



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