— Be’, dopo la colletta, quando tutti se ne furono andati, quel Dr. Prithivi insisteva per svegliarti e parlare con te. Ma Mr. Parker ed io gli abbiamo detto che non glielo avremmo permesso, e che intanto ti serviva un posto per dormire. Così lui ha trasferito un po’ di denaro sul conto di Mr. Parker, e abbiamo potuto affittare questa stanza. In quanto a lui, dice che deve dormire sul suo autobus per accudire a quel Deva.

— E adesso è lì?

— No, è giù in città a parlare con la gente. Ancora non te l’ho detto, ma questo è successo ieri l’altro. Hai dormito un giorno intero, e anche qualcosa di più.

— Dov’è Mr. Parker?

— Si sta guardando in giro.

— Vuole vedere se il cantenaccio di quella finestra è ancora rotto, vero? E se le sbarre sono abbastanza larghe da lasciarmi passare.

— Questa è una delle cose, sì.

— Sono contento che tu sia rimasto con me.

— Si suppone che io debba avvertire il Dr. Prithivi appena sei sveglio. Questo è il nostro patto.

— Ma saresti rimasto lo stesso, vero? — Little Tib mise le gambe giù dal letto. Quella era la prima volta che si trovava in un motel, anche se non l’avrebbe voluto confessare, ed era ansioso di esplorarlo.

— Qualcuno avrebbe dovuto comunque restare con te. — Little Tib sentì le lievi note musicali di tasti telefonici che venivano premuti.

Più tardi giunse il Dr. Prithivi, e subito fece sedere Little Tib su una grossa seggiola dai braccioli imbottiti. Lui gli parlò del motivo che lo aveva spinto a ballare, e di ciò che aveva provato.

— Credo che tu possa vederci un poco. Non sei completamente cieco.

— No — disse lui, e Nitty aggiunse: — A Howard la dottoressa ci ha detto che non ha le retine. Come può vederci uno che non ha le retine?

— Ah, ora capisco. Allora qualcuno ti ha detto del mio autobus… dei disegni che ho fatto sulle fiancate. Sì, dev’essere così. Te ne hanno mai parlato, vero?



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