In quel momento si svegliò, e ogni cosa svanì nel buio.

Si alzò a sedere. — Finalmente ti sei svegliato, — disse Nitty.

— Sì.

— Come ti senti?

Little Tib non rispose; stava cercando di capire dov’era. Sotto di lui c’era un letto, dietro la schiena aveva un guanciale, e le sue mani sentirono un lenzuolo fresco e ben stirato. Ricordando che la dottoressa aveva parlato di un ospedale domandò: — Sono all’ospedale?

— No, siamo in un motel. Come stai?

— Bene, credo.

— Ricordi di esserti messo a ballare sul vuoto, nell’aria?

— Pensavo di essermelo sognato.

— Be’, per un attimo ho creduto anch’io di sognare… ma lo stavi facendo davvero. L’hanno visto tutti, quelli che erano lì vicino quando l’hai fatto. E poi, dopo che tornasti abbastanza vicino perché potessimo afferrarti e rimetterti con i piedi per terra, il Dr. Prithivi ti ha fatto rientrare nell’autobus.

— Questo lo ricordo — disse Little Tib.

— Poi ha spiegato qualcosa del suo lavoro e della sua religione, e ha chiesto delle offerte alla gente, ma intanto ti eri addormentato. Scottavi ancora di febbre, e Mr. Parker ed io abbiamo preferito non svegliarti.

— Ho sognato — disse Little Tib, e raccontò a Nitty del suo strano delirio onirico.

— Quando ti è sembrato di bere del tè, quella era la medicina che io ti stavo dando, ecco quel che penso. Solo che non era tè caldo, era acqua fredda. E quello lì non è stato un sogno, era un incubo.

— Non mi è sembrato tanto spiacevole — disse Little Tib. — Il Re era davvero lì, e avrei potuto parlargli e spiegargli quello che era successo. — Le sue mani scopersero l’esistenza di un tavolino a fianco del letto; sopra c’era una lampada. Pur sapendo che non l’avrebbe vista illuminarsi cercò l’interruttore e lo fece scattare. — Come siamo arrivati qui? — domandò.



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