
— Mi basta che teniate giù il dito da almeno una, fino a quando non avrò un permesso — rispose Ok, sogghignando.
Un gruppo di creechie passò davanti a loro, portando una lunga trave di tre metri per trenta centimetri, destinata alla Sala Ricreativa che stava sorgendo accanto al fiume. Le figurine lente e curve portavano la grossa trave come un gruppo di formiche che trasportasse un bruco morto: ostili e inette. Oknanawi le osservò e poi disse: — Capitano, mi fanno venire la pelle d’oca.
La frase era strana, sulle labbra di un tipo robusto e tranquillo come Ok.
— Be’, sono d’accordo con te, a dire il vero, Ok, che non ne valgono la fatica, o il rischio. Se quello stronzo di Lyubov non fosse sempre tra i piedi e il colonnello non fosse così maniaco nel seguire il regolamento, io penso che potremmo limitarci a ripulire le aree in cui ci insediamo, invece di questo tran-tran del Lavoro Volontario.
"Tanto, finiranno per essere cancellati, prima o poi, e dunque è meglio che lo siano prima. Le razze primitive devono sempre cedere il passo alle razze civili. O venire assimilate. Ma quant’è vero Iddio, non possiamo assimilare un mucchio di scimmie verdi. E, come dici tu, hanno giusto quel tanto d’intelligenza che basta a non renderle mai degne fino in fondo di fiducia. Come quelle grosse scimmie che vivevano una volta in Africa, come diavolo si chiamavano?"
— Gorilla?
— Proprio quelle. Andrà assai meglio, qui da noi, quando non ci saranno più creechie, esattamente come adesso va meglio senza gorilla in Africa. Ci bloccano la strada… Ma il colonnello Din-Don-Dan ci dice di usare manovali creechie, e noi usiamo i creechie. Per ora. Giusto? Ci vediamo questa sera, Ok.
— D’accordo, capitano.
Davidson andò a prendere l’elicottero al Quartier Generale di Campo Smith: un cubo di assi di pino, quattro metri per quattro, due scrivanie, la macchinetta dell’acqua refrigerata, il tenente Birno che riparava un walkie-talkie.
