
Imparerai presto cosa significhino queste parole, maledetto pianeta, pensò Davidson, e si concesse un sorrisino nell’oscurità della baracca, poiché gli piacevano le sfide. E, pensando agli Uomini, il suo pensiero corse alle Donne, e nuovamente la fila di minuscole figurette si rimise in moto nel suo cervello: figurette sorridenti, ancheggianti.
— Ben! — ruggì, mettendosi a sedere sul letto e posando i piedi nudi sul terreno nudo. — Acqua calda, subito, svelto, scattare!
Il ruggito lo destò completamente, con sua piena soddisfazione. Si stiracchiò e si grattò il torace; s’infilò i calzoncini, uscì a grandi falcate dalla capanna e fece ancora qualche passo nella spianata illuminata dal sole: il tutto in un’unica serie di movimenti armoniosi. Era un uomo alto e robusto, dai muscoli ben tesi, e amava adoperare il suo corpo perfettamente allenato. Ben, il suo creechie, aveva già preparato l’acqua sul fuoco, fumante, come sempre, e se ne stava accovacciato a terra a fissare il vuoto, come sempre. I creechie non dormivano mai: si limitavano a starsene accovacciati, a fissare nel vuoto.
— Colazione, svelto, scat-tare! — gridò Davidson, prendendo il rasoio dall’asse di legno non piallato, dove il creechie l’aveva posato, pronto per lui, insieme con un asciugamano e uno specchio inclinato.
Aveva un mucchio di cose da fare, oggi, poiché aveva deciso, in quell’ultimo minuto prima di alzarsi, di fare un volo fino alla Centrale per dare personalmente un’occhiata alle nuove donne. Non sarebbero durate a lungo, 212 tra più di duemila maschi, e… come la prima infornata… probabilmente erano in maggioranza Spose Coloniali, e solo venti o trenta erano giunte come Personale Ricreativo; ma queste erano certamente delle brave ragazze, vogliose e sportive, e lui intendeva essere il primo della fila per almeno una di loro, questa volta. Sogghignò con la sinistra, mantenendo immobile la guancia destra, sotto il ronzio del rasoio.
