"Se aspetteremo, saremo noi quelli che saranno cacciati via col fumo e poi bruciati. Essi possono calpestarci come noi calpestiamo le formiche. Una volta ho visto una donna… e ciò accadde quando bruciarono la mia città, Eshreth… che si era buttata sul terreno davanti a un umano per chiedergli la propria vita, e lui le montò con i piedi sulla schiena e le ruppe la spina dorsale, e poi l’allontanò con un calcio, come se fosse un serpente morto.

"L’ho visto con i miei occhi. Se gli umani sono uomini, essi, o per loro natura o perché nessuno glielo insegna, sono uomini incapaci di sognare e di agire come uomini. Pertanto si aggirano nel loro tormento, uccidono e distruggono, spinti dagli dei del loro interno; dei che essi non vogliono mettere in libertà, e che invece cercano di sradicare e di negare. Se sono uomini, allora, poiché hanno negato i loro stessi dei, sono uomini malvagi, che hanno paura di scorgere le proprie facce nel buio. Donna-capo di Cadast, ascoltami." Selver si alzò alto e brusco tra le donne sedute.

— È tempo, ritengo, che io ritorni alla mia terra, a Sornol, a coloro che sono in esilio e a coloro che sono in schiavitù. Di’ a ciascuna persona che abbia sognato di una città che brucia di seguirmi a Broter.

Si inchinò a Ebor Dendep e lasciò il boschetto di betulle, camminando ancora zoppo, con il braccio bendato; eppure c’era una sveltezza nel suo passo, un’inclinazione della sua testa, che lo faceva parere più integro di qualsiasi altro uomo. I giovani seguirono tranquillamente i suoi passi.

— Chi è quell’uomo? — domandò la corriera di Trethat, seguendolo con lo sguardo.



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