"Non occorre un vecchio o un Grande Sognatore per riconoscere un dio! Là dove tu vai, i fuochi bruciano; solo il cieco non può vederlo. Ma ascolta, Selver, questo è ciò che io vedo e che altri forse non vedono, questo è il motivo per il quale ti ho voluto bene: avevo sognato di te prima che ci incontrassimo qui. Tu camminavi su un sentiero, e dietro di te crescevano i giovani alberi, la quercia e la betulla, il salice e l’agrifoglio, l’abete e il pino, l’ontano e l’olmo, il frassino di bianco fiorito, tutti i soffitti e le pareti del mondo, per sempre rinnovati. E ora addio, caro dio e figlio; vai sano."

La notte divenne più buia mentre Selver camminava, finché anche i suoi occhi adatti alla visione notturna non riuscirono a scorgere altro che masse e piani di nero. Cominciò a piovere. Non aveva percorso più di poche miglia da Cadast quando si vide costretto ad accendere una torcia, o a fermarsi. Scelse di fermarsi, e a tentoni trovò un posto fra le radici di un grande castagno. Laggiù si sedette, appoggiando la schiena contro l’ampio, contorto ceppo che pareva ancora trattenere in sé un poco di tepore diurno.

La fine pioggerellina, cadendo invisibile nell’oscurità, tamburellava sulle foglie sopra di lui, sulle sue braccia e il collo e la testa protetti dalla fitta peluria sottile come seta, sulla terra e sulle felci e sulle piante del sottobosco che spuntavano accanto a lui, su tutte le foglie della foresta, vicine e lontane. Selver continuò a sedere, tranquillo al pari del gufo grigio ch’era posato su un ramo sopra di lui, senza dormire, con gli occhi spalancati sull’oscurità piovosa.

3

Lyubov

Il capitano Lyubov aveva mal di testa. Il dolore cominciava piano nei muscoli della spalla destra, e di lì saliva in crescendo, fino a diventare un oppressivo rullo di tamburi al di sopra dell’orecchio destro. I centri della parola sono nella corteccia cerebrale sinistra, pensò; ma non sarebbe stato capace di dirlo a voce alta: non riusciva a parlare, o a leggere, o a dormire, o a ragionare. Emicrania.



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