
Non accadde nulla. La staccionata lignea, la striscia di terreno muffito rimasero dov’erano. Stava per alzarsi quando…
«Ecco!» La voce di Petronius risuonò, flautata, in una parola che era quasi un richiamo.
Vi fu un turbinio entro l’arco di pietra, una dissoluzione.
Simon vide un tratto di brughiera, sotto il grigio cielo dell’alba. Un vento fresco, carico di uno strano aroma tonificante, gli sfiorò i capelli. Qualcosa, dentro di lui, si tese come un segugio tenuto a guinzaglio per seguire il vento fino alla sua origine, attraverso la brughiera.
«Il suo mondo, colonnello: e le auguro di essere felice!»
Simon annuì distrattamente, senza più badare all’ometto che gli aveva rivolto quelle parole. Forse era un’illusione: ma l’attraeva come null’altro l’aveva attirato in vita sua. Senza una parola di commiato, Simon si alzò e si avviò verso l’arco.
Provò un istante di panico immenso — una paura di cui non aveva mai immaginato l’esistenza, peggiore di qualunque sofferenza fisica — come se l’universo si fosse schiantato brutalmente ed egli fosse stato scagliato in un nulla spaventoso. Poi si accasciò bocconi sull’erba fitta e dura.
Capitolo secondo
Caccia nella brughiera
La luce dell’alba non annunciava l’avvento del sole, poiché l’aria era saturata da una nebbia densa. Simon si alzò in piedi e si guardò alle spalle. C’erano due rozze colonne di pietra rossastra, e più oltre non c’era un cortiletto, ma un tratto della stessa brughiera verdegrigia che si perdeva nella muraglia di nebbia. Petronius aveva avuto ragione: quello era un mondo che non conosceva.
