
Il sorriso di Miles si congelò, una nuvola rossastra gli offuscò la vista, mentre il sangue prese a pulsargli nelle orecchie al ritmo di una marcia funebre. Elli lo guardò e rimase immobile, osando appena respirare. Miles mosse le labbra e deglutì. Poi riprovò. «Sissignore.» Gli sembrò che la sua voce provenisse da una grande distanza. «E lei chi è?»
Per un soffio, ma solo per un soffio, si trattenne dal dire: «E lei di chi è figlio?» La furia che gli attanagliava lo stomaco non doveva trasparire, perché avrebbe dovuto lavorare con quell’uomo. E poi poteva anche non trattarsi di un insulto intenzionale. Non poteva esserlo: cosa ne sapeva quello sconosciuto di tutto il sangue che Miles aveva sudato per allontanare da sé le accuse di privilegio, le insinuazioni di incompetenza? «Il mutante è qui solo perché suo padre ce l’ha messo…» e la voce di suo padre che ribatteva: «Per amor del cielo, figliolo, smettila con queste idiozie!» Esaurì la rabbia in un lungo respiro calmante e piegò la testa di lato.
«Oh, certo» disse il capitano, «lei ha parlato solo con il mio aiutante. Sono il capitano Duv Galeni, addetto militare anziano dell’ambasciata e di conseguenza, capo della Sicurezza Imperiale e della Sicurezza del Servizio. E anche parecchio sorpreso, lo confesso, di averla al mio comando. Non mi è del tutto chiaro cosa devo farne di lei.»
Non era un accento provinciale: la voce del capitano era fredda, istruita e parzialmente cittadina, anche se Miles non riusciva a trovargli una collocazione nella geografia barrayarana. «Non ne sono sorpreso, signore» rispose. «Neppure io mi aspettavo di dovermi presentare in servizio sulla Terra, e così tardi, per giunta. Pensavo da principio di dovermi presentare al Comando della Sicurezza Imperiale al QG del Settore Due, su Tau Ceti, oltre un mese fa. Ma la Flotta dei Liberi Mercenari Dendarii è stata costretta ad allontanarsi dallo spazio di Mahata Solaris a causa di un attacco a sorpresa dei cetagandani. E dal momento che non eravamo stati pagati per ingaggiare un scontro diretto con i cetagandani, siamo fuggiti e ci siamo ritrovati a non poter tornare indietro per un rotta più veloce. Questa è letteralmente la prima opportunità che ho di fare rapporto a qualcuno da quando abbiamo consegnato i rifugiati alla loro nuova base.»
