
«Certo, lei ha ragione, signore. Ma in caso di emergenza ci sono tre dendarii che conoscono la mia vera identità e il comandante Quinn, che fin dall’inizio era a conoscenza di tutta la mascherata, è una delle tre. Illyan in persona mi ha ordinato di essere sempre scortato da una guardia del corpo ed è il comandante Quinn ad assumersi questo ruolo tutte le volte che cambio identità. Ho in lei la più completa fiducia.» Accidenti a te e al tuo sguardo ironico: qualunque cosa tu possa pensare di me, devi rispettare i miei uomini!
«E da quanto va avanti questa faccenda, tenente?»
«Oh… sette anni, vero?» chiese Miles guardando Elli.
Il luccichio negli occhi di lei aumentò. «Sembra appena ieri» esclamò in tono soave. Pareva che anche Elli trovasse difficile ignorare le inflessioni di voce del capitano, ma Miles sperava che riuscisse a controllare comunque il suo tagliente senso dell’umorismo.
Il capitano si esaminò le unghie e poi fissò Miles con uno sguardo penetrante. «Bene, tenente, mi rivolgerò alla Sicurezza del Settore Due. E se vengo a scoprire che questa è un’altra delle burle da signorotto Vor, le giuro che farò tutto quanto è in mio potere perché abbia quello che si merita, chiunque sia suo padre.»
«È tutto vero, signore. Le do’ la mia parola di Vorkosigan.»
«Appunto» mormorò Galeni tra i denti.
Infuriato, Miles fece un profondo respiro… e in quel momento riconobbe da dove veniva l’accento di Galeni. «Lei è… komarrano, signore?»
Il capitano assentì con un cenno del capo, che Miles ricambiò rigido. Elli gli diede di gomito. «Che diavolo…»
«Più tardi» rispose Miles sottovoce. «Politica interna barrayarana.»
«Avrò bisogno di prendere appunti?»
«È probabile.» E a voce alta: «Devo mettermi in contatto con i miei superiori effettivi, capitano Galeni. Non so neppure quali siano i miei prossimi ordini.»
