
Galeni sporse in fuori le labbra e ribatté in tono tranquillo: «Io sono uno dei suoi superiori effettivi, tenente Vorkosigan.»
E anche piuttosto seccato di essere stato tagliato fuori dalla sua catena di comando, giudicò Miles. Con le buone, adesso… «Naturalmente, signore. Quali sono i miei ordini?»
Galeni strinse brevemente le mani, in un gesto frustrato, mentre la bocca assumeva una piega ironica. «Immagino che dovrò registrarla nel mio personale, mentre aspettiamo delle spiegazioni. Terzo assistente militare.»
«Scelta ideale, signore, grazie» disse Miles. «L’ammiraglio Naismith in questo momento ha un disperato bisogno di scomparire. I cetagandani hanno messo una taglia sulla mia… la sua testa, dopo Dagoola. Sono due volte fortunato.»
Fu la volta di Galeni a irrigidirsi. «Sta scherzando?»
«Ho avuto quattro morti e sedici feriti dendarii, per questo» ribatté Miles rigido. «Non lo trovo divertente.»
«In questo caso» disse cupo il capitano, «si consideri confinato all’interno dell’ambasciata.»
E perdere così l’occasione di vedere la Terra? Miles espresse la sua riluttanza con un sospiro. «Sissignore» convenne poi in tono spento. «A patto che il comandante Quinn possa essere il mio collegamento con i dendarii.»
«E perché deve mantenersi ancora in contatto con i dendarii?»
«Sono la mia gente, signore.»
«Mi sembrava che avesse detto che è quel tale commodoro Tung il vero capo.»
«In questo momento si trova a casa in licenza. Ma tutto quello di cui ho bisogno prima che l’ammiraglio Naismith si dia alla macchia, è semplicemente pagare alcuni conti. Se lei fosse in grado di anticiparmi le spese, potrei dichiarare chiusa la missione.»
Galeni sospirò e le sue dita danzarono sulla consolle e poi si fermarono. «Assistenza con assoluta celerità. Bene. Mi dica, quanto le serve?»
«All’incirca diciotto milioni di marchi, signore.»
