La Terra. La vecchia Terra, storica, romantica, la grande biglia azzurra. Miles si era sempre aspettato di venirci, un giorno o l’altro, ma certo non in circostanze come quelle.

La Terra restava sempre il più grande, il più ricco, il più vario e popolato pianeta di tutto lo spazio esplorato della distorsione galattica. La mancanza di buoni punti di uscita nello spazio locale e la frammentazione politica ne facevano un pianeta minore militarmente e strategicamente dal punto di vista galattico. Ma culturalmente la Terra continuava ad avere la supremazia, anche se non governava. Segnata dalle guerre più di quanto lo fosse Barrayar, possedeva lo stesso livello tecnologico della Colonia Beta. La Terra era la meta principe di tutti i pellegrinaggi sia religiosi che laici… per questa ragione lì erano riunite le ambasciate più importanti di tutti quei mondi che erano in grado di mantenerne una. Compreso, rifletté Miles mordicchiandosi le pellicine del dito indice, l’Impero Cetagandano. L’ammiraglio Naismith doveva cercare con ogni mezzo di evitarli.

«Signore?» Elli Quinn interruppe le sue meditazioni. Miles rivolse un breve sorriso a quel viso dai tratti scolpiti, il migliore che il suo denaro fosse stato in grado di pagare dopo la bruciatura da plasma e al tempo stesso, grazie al genio dei chirurghi, sempre e inconfondibilmente quello di Elli. Se si fosse potuto riparare così facilmente anche a tutte le altre perdite avvenute sotto il suo comando! «Il commodoro Tung è al video terminale.»

Il sorriso di Miles si spense: cosa c’era, ora? Si allontanò dall’oblò e la seguì, prendendo possesso dell’ufficio dell’ingegnere con un educato ma inequivocabile: «Vuole scusarci, per favore?»

Il volto largo e inespressivo del suo terzo ufficiale si formò al di sopra della video piastra.

«Sì, Ky?»

Ky Tung, che si era già tolto l’uniforme e indossava abiti civili, lo salutò con un breve cenno del capo.



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