«Ho appena finito di prendere gli accordi al centro di riabilitazione per i nostri nove feriti gravi. Le prognosi sono buone, in linea di massima. Ritengono anche di poter recuperare quattro dei nostri criogenati, e magari anche cinque, se hanno fortuna. E i chirurghi pensano di essere in grado di riparare l’impianto di balzo di Demmi, una volta che il tessuto neurale vero e proprio sia guarito. Naturalmente, questo verrà a costare…» Tung indicò una cifra in crediti Federali GSA; Miles la convertì mentalmente in Marchi Imperiali Barrayarani ed emise uno squittio strozzato.

«Appunto» commentò Tung con un sorrisetto amaro. «A meno che tu non voglia lasciar perdere l’impianto di balzo: costa quanto tutto il resto messo assieme.»

Miles scosse il capo. «C’è un certo numero di persone nell’universo che sarei ben lieto di ingannare, ma i miei feriti non sono tra questi.»

«Ti ringrazio, sono d’accordo» disse Tung. «Sto per andare via: l’ultima cosa che mi resta da fare è firmare una nota in cui mi assumo personalmente la responsabilità del conto. Sei proprio sicuro che riuscirai a raccogliere qui il compenso che ci devono per l’operazione Dagoola?»

«È appunto la prossima cosa che farò» promise Miles. «Tu firma, al resto penso io.»

«Molto bene, signore» disse Tung. «Dopodiché posso andarmene in licenza a casa?»

Tung il terrestre, l’unico che Miles avesse mai conosciuto… il che spiegava, forse, l’attrazione e la disposizione favorevole che inconsciamente avvertiva nei confronti di quel pianeta. «Di quanta licenza sei in arretrato, a questo punto, Ky? Un anno e mezzo?» Con tanto di paga, ohimè, aggiunse una vocetta nella sua mente, che venne subito tacitata come indegna. «Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi.»

«Grazie.» Il viso di Tung si addolcì. «Ho appena parlato con mia sorella: ho un nuovo nipotino!»

«Congratulazioni» disse Miles. «È il primo?»



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