
Robert Heinlein
Il pianeta del miraggio
1
Lo strato di carboni accesi era lungo otto metri e largo tre, e profondo almeno mezzo metro. Il fuoco bruciava ormai da alcune ore. Dalla distesa di braci arroventate si levava una vampata di calore insopportabile, che si sentiva anche dalla mia posizione situata a cinque metri di distanza, nella seconda fila di turisti.
Avevo ceduto la mia sedia di prima fila a una delle signore della nave, per potermi riparare dal calore dietro la sua carcassa ben pasciuta. Ero tentato di indietreggiare ancora… ma volevo vedere da vicino coloro che avrebbero camminato sul fuoco. Dopotutto, non capita tutti i giorni di assistere a un miracolo.
«È un trucco» disse l’Uomo Vissuto. «Vedrete.»
«Non proprio un trucco come crede lei, Gerald» ribatté l’Esperto Universale. «Solo un po’ meno di quello che ci vogliono far credere. Non ci sarà l’intero villaggio; forse non vedremo le danzatrici di hula e neppure i bambini. Ci sarà un paio di giovanotti, con i calli spessi come cuoio sotto le piante dei piedi, e pieni fino alle orecchie di oppio o di qualche altra droga locale, che attraverseranno di corsa lo strato di carboni. Gli abitanti del villaggio applaudiranno, e il nostro amico canaco che traduce per noi ci costringerà con le buone maniere a dare una mancia a coloro che hanno camminato sul fuoco, anche se abbiamo già pagato per il luau, per la danza e per lo spettacolo.
«Del resto, non si può neppure parlare di imbroglio vero e proprio» continuò. «Sul dépliant dell’escursione si accennava a una “dimostrazione di camminatori sul fuoco”.. E questo è quanto avremo. Non badi a chi parlava di un intero villaggio che camminava sui carboni accesi. Non rientra nel contratto.» L’Esperto fece un sorrisino di superiorità.
«Ipnotismo di massa» sentenziò il Noioso Di Professione.
Io ero tentato di chiedergli cosa significava “ipnotismo di massa”, ma a me nessuno avrebbe dato retta: io ero un novellino… non necessariamente di anni, ma di navigazione sulla nave da crociera Konge Knut.
