È la legge delle crociere: chi è salito a bordo in uno dei porti intermedi ha un rango inferiore a chi si è imbarcato fin dal porto di partenza. È una regola che risale probabilmente al tempo dei medi e dei persiani, e non ammette deroghe. Io, che ero arrivato a Papeete con il Count von Zeppelin e che dovevo ritornare a casa con l’Admiral Moffett, sarei rimasto per sempre un diseredato della terra, costretto a star zitto ad ascoltare, mentre i miei superiori pontificavano.

Sulle navi da crociera si trovano il miglior cibo del mondo e le conversazioni peggiori. Nonostante questo, il giro delle isole mi piaceva; riuscivo perfino a sopportare il Teosofo, l’Astrologo Dilettante, il Freudiano Da Salotto e la Numerologa, dato che non li ascoltavo.

«Lo fanno mediante la quarta dimensione» spiegò il Teosofo. «Vero, Gwendolyn?»

«Esattamente, caro» confermò la Numerologa. «Oh, stanno arrivando! Saranno in numero dispari, vedrai.»

«Quante cose sai, amore!»

«Uhm» brontolò lo Scettico.

L’indigeno che faceva da guida alla nostra escursione sollevò le braccia per chiederci di fare silenzio. «Prego, ascoltate tutti! Grazie molte. L’alto sacerdote e la sacerdotessa adesso invocano gli Dei perché il fuoco non faccia male agli abitanti del villaggio. Vi prego di ricordare che questa è una cerimonia religiosa molto antica; per favore, siate rispettosi, come se foste nella vostra chiesa…»

Un canaco vecchissimo lo interruppe; lui e la guida si scambiarono alcune parole in una lingua che non conoscevo — polinesiano, probabilmente, a giudicare dal suo timbro liquido — e il nostro accompagnatore si girò di nuovo verso di noi.

«L’alto sacerdote mi dice che alcuni dei bambini attraversano il fuoco per la prima volta, compreso il bambino che è ancora in braccio alla madre.



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