Cercai di vedere dove avevano i piedi, se li posavano sulle braci o sulle pietre, ma non riuscii a capirlo; d’altra parte, non avrei saputo dire quali delle due fossero peggio. Eppure, la vecchia sacerdotessa, secca come un pezzo di legno, rimaneva placidamente ferma sui carboni: come unica precauzione si era rimboccata il lava-lava come si fa con certi pannolini per neonati. Evidentemente, era più preoccupata di bruciarsi i vestiti che di bruciarsi le gambe.

Tre uomini con lunghi bastoni avevano continuato a spianare i carboni, in modo che lo strato fosse sufficientemente compatto, a beneficio di coloro che l’avrebbero attraversato. Io guardai attentamente il loro lavoro, dato che entro pochi minuti mi sarei trovato a camminare su quelle braci… se prima non mi fossi ritirato, con conseguente perdita della scommessa. Forse era possibile attraversare il letto di braci camminando sulle pietre invece che sui tizzoni.

Poi capii che la cosa non sarebbe stata affatto diversa. Nel Kansas, da bambino, camminando a piedi nudi sul marciapiede riscaldato da sole, una volta mi ero scottato i piedi. La temperatura delle braci doveva essere di varie centinaia di gradi; le pietre erano lambite dalle fiamme da diverse ore. Tra la padella e la brace non c’è mai stata molta differenza…

Intanto, la voce della ragione mi diceva che con tre soli biglietti da cento mi sarei tolto dal pericolo… o preferivo camminare per il resto della vita su due moncherini arrostiti?

Terminato di spianare i carboni, i tre uomini si recarono a un’estremità dello strato di braci, alla nostra sinistra; il resto del villaggio si radunò dietro di loro… compresi i maledetti ragazzini! Che gli era preso, ai loro genitori, di fargli correre un simile rischio? Perché non erano a scuola a studiare?



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