
«Capito, Gerald?» commentò l’Esperto Universale, con un mormorio da terza fila di platea. «Prima tutta la scena, poi l’avvertimento, e adesso non se ne farà nulla, e daranno la colpa a noi!»
L’Esperto — si chiamava Cheevers — continuava a irritarmi da quando ero salito sulla nave. Mi piegai verso di lui e gli dissi piano: «Se quei bambini dovessero davvero camminare sul fuoco, lei avrebbe il coraggio di imitarli?»
Che questo sia di lezione a tutti. Imparate dal mio cattivo esempio. Non perdete mai il buon senso per una banale ripicca verso uno scocciatore. Nel giro di pochi istanti, la mia sfida venne rivoltata contro di me, e ciascuno del terzetto — Esperto, Scettico e Uomo Vissuto — scommise un biglietto da cento che io non avrei avuto il coraggio di camminare sui carboni accesi, ammesso e non concesso che ci camminassero i bambini.
Poi il traduttore ci intimò nuovamente di fare silenzio; i due sacerdoti salirono sui carboni e nessuno parlò più. Suppongo che alcuni di noi pregassero. Io recitai la prima cosa che venne in mente.
“Angelo di Dio che sei il mio custode…”
Chissà perché, in quel momento mi parve una preghiera molto adatta.
Il sacerdote e la sacerdotessa non camminarono sui carboni accesi; fecero qualcosa di molto più spettacolare e, almeno pensai io, di molto più pericoloso. Rimasero fermi sulle braci, a piedi nudi, e pregarono per vari minuti. Vidi che muovevano le labbra. Di tanto in tanto il vecchio sacerdote spargeva una polverina sul fuoco. Di qualsiasi cosa si trattasse, quando toccava i carboni si levava una nube di scintille.
