Il traffico aereo era scarso. Gli passarono accanto parecchi Ythrani, con le ali risplendenti di bronzo ed ambra. Un paio di umani volavano come Arinnian, servendosi di cinture gravitazionali; da lontano, a stento si poteva distinguerli da uno stormo di smilzi e coriacei pipistrelli che la sera avesse strappato a qualche caverna. In maggior numero erano gli umani che viaggiavano a bordo di un’aeromobile, gocce di pioggia orizzontali che respingevano la luce con inanimata fierezza. Due o tre vagoni merci si muovevano pesantemente ed un velivolo di linea intercontinentale stava puntando il muso verso l’aeroporto. Ma Gray non era mai freneticamente tumultuosa.

Più in alto, tuttavia, incrociavano delle sagome che non si erano più viste dalla fine dei Tumulti: aviazione militare in servizio di pattuglia.

La guerra contro l’Impero Terrestre… Rabbrividendo, Arinnian diresse ad est, verso l’interno.

Già poteva vedere la sua destinazione, al di là della catena costiera e della valle centrale, come un banco di nuvole sul ciglio del mondo, quei picchi che erano i più alti di Corona, e di tutto Avalon, non contando Oronesia. Gli uomini li chiamavano i picchi di Andromeda, ma nel suo Anglico Arinnian si era abituato a chiamarli anche col nome Planha, Madre delle Intemperie.

Sotto di lui si stendeva, ondulata, la zona delle fattorie. Lì intorno a Gray gli stanziamenti Ythrani, prevalentemente settentrionali, si mescolavano con quelli umani, prevalentemente meridionali; entrambe le ecologie si fondavano con quella di Avalon, e la zona sembrava una scacchiera della dama. I campi di grano dell’uomo, che maturavano col declinare dell’estate, si stendevano fulvi in mezzo agli enormi campi verdi in cui gli Ythrani facevano pascolare i loro maukh ed i mayaw. Foreste di alberi da legname, querce o pini, compatti o spaziati, si addentravano in spianate pressoché prive di alberi dove crescevano quelle piante locali color berillo chiamate susin e dove era ancora possibile scorgere qualche occasionale barisauroide.



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