
Uscendo dalla porta, si trovò a livello del terreno. Gli umani avevano spazio in abbondanza su Avalon — erano circa dieci milioni, contro quattro milioni di Ythrani — ed anche lì a Gray, ciò che sul pianeta si avvicinava di più ad una vera città, avevano costruito edifici bassi e molto estesi. Un paio di grattacieli erano sufficienti per gli ornitoidi residenti o in visita.
Arinnian sfiorò i comandi. La negaforza lo sollevò dolcemente e rapidamente verso l’alto. Mentre decollava, per un buon minuto assaporò il panorama.
La città si stendeva tra colline verdeggianti di alberi e cespugli, macchiate qua e là da giardini, tutto intorno alla Baia di Falkayn. Sull’acqua scivolavano delle barche; essendo natanti da diporto, si trattava prevalentemente di aliscafi a vela. Nei docks c’erano pochi mercantili, lunghe e funzionali sagome di gradevole aspetto, che i robot provvedevano a caricare e scaricare. Ce n’era uno in arrivo, dalle Isole Brendan a giudicare dalla rotta, mentre un altro spiccava contro il Mare Esperide che splendeva argenteo dove batteva il sole e altrove appariva di un blu zaffiro, fino a sfumare nel porpora dell’orizzonte settentrionale e meridionale.
Laura brillava bassa contro il vuoto dell’occidente, con un’aura più intensa che a mezzogiorno. Il cielo era di un blu che andava scurendosi lentamente; strisce di alte nuvole cirriformi, che ad Arinnian sembrarono penne pettorali, promettevano che il bel tempo sarebbe continuato. Una brezza salata soffiava dolcemente, rinfrescandogli le guance.
