
Così, continuando a cavalcare per la mia strada, arrivai a Montevecchio, e colà mi parlarono d’un uomo che proprio allora stava morendo, e proprio a causa delle meraviglie che aveva operato. Era entrato a piedi, nel villaggio, soltanto il giorno prima. Indossava ricchi paludamenti eppure parlava come un uomo semplice e povero. Dapprima si era mostrato tranquillo e umile, ma aveva pagato per il cibo e il vino con un pezzo di oro, e i villici l’avevano adulato e gli avevano chiesto insistenti l’elemosina. Lui aveva gettato loro una manciata di pezzi d’oro, e quando la notizia si fu diffusa, fulmineamente, per tutto il villaggio, tutti impazzirono per la cupidigia. Si ammassarono intorno a lui, gridando e implorando, e assiepandosi con sempre più forza e insistenza quanto più lui si affannava a soddisfarli. Si dice che alla fine si sia spaventato, e che sarebbe fuggito, se i villici non gli si fossero aggrappati, gridando la loro povertà, fino a quando, tutt’a un tratto, i suoi ricchi paludamenti scomparvero e divenne anch’egli un contadino in cenci e la borsa da cui aveva seminato l’oro era un sacco di tela grezza pieno di ceneri.
Questo era accaduto soltanto il giorno prima del mio arrivo, e l’uomo era ancora vivo, anche se ancora per poco, poiché i villici avevano gridato alla stregoneria e l’avevano aggredito a sassate e a frustate, per poi trascinarlo dal prete del villaggio per farlo esorcizzare.
Ho visto l’uomo e gli ho parlato, Johannus, presentandomi al prete come un pio studioso delle insidie che Satana è solito tendere all’umanità sotto forma di stregonerie.
