Respirava appena, le ossa rotte e le carni trafitte in molte parti dai forconi. Era un nativo di quegli stessi luoghi e fino a quel giorno infausto era stato giudicato da tutti un’anima semplice. Per assicurarsi la mia intercessione presso il prete, perché accettasse di confessarlo prima di morire, quell’uomo mi ha detto tutto. Ed era molto!

Su un certo pendio, quello stesso dove attuerò l’Operazione fra cinque notti, si era appisolato, sul mezzogiorno. E qui, gli apparve un Potere che si offri d’istruirlo nei misteri. Quel contadino era uno sciocco: chiese invece la ricchezza, e così il Potere gli diede ricchi indumenti e una borsa che non si sarebbe mai vuotata fintanto che — l’ammoni il Potere — non si fosse trovata vicina a un certo metallo che distrugge tutte le cose del mistero. E il Potere gli disse anche che, come pagamento di quei benefici, voleva che gli fosse inviato un dotto, ad apprendere quelle stesse cose che gli aveva offerto e che lui aveva rifiutato, incapace di capirle, come tutti i contadini.

Dissi perciò al moribondo che sarei andato di persona a incontrare questo Potere, soddisfacendo così il suo desiderio, e quell’uomo mi confidò il Nome e la Parola che l’avrebbero evocato, e anche il Luogo, e mi implorò di nuovo d’intercedere per lui presso il prete.

A sua volta, il prete mi mostrò l’unica moneta d’oro rimasta, fra quante il contadino aveva distribuito. Era dell’epoca di Antonino il Pio, ma nuova e lustra come se fosse stata appena coniata. Aveva il peso e ogni altra apparenza dell’oro vero. Ma il prete, con una smorfia vi appoggiò sopra il crocefisso che portava appeso a una catenella di ferro alla cintola. L’oro scomparve all’istante, lasciando dietro di sé un tizzone ardente che si raffreddò e divenne un pizzico di cenere.

Questo ho visto coi miei occhi, Johannus! Per cui sono venuto tosto a Padua per comperare spezie e mandragora e le altre cose necessarie per quest’Operazione e rendere così grandi onori a questo Potere che evocherò fra cinque notti.



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