
Il giorno dopo, con l’aiuto del medesimo prete!, ho portato in cima alla collina le spezie, i ceri e le altre cose necessarie all’Operazione. Il prete tremava, ma sarebbe rimasto, se non l’avessi mandato via. E, giunta la notte, ho disegnato il cerchio magico e il pentacolo con i Segni al loro giusto posto. Quando si è levata la luna nuova ho acceso gli aromi e i ceri e ho iniziato l’Operazione. Come ben sai, molte volte in passato avevo fallito, ma questa volta ero fiducioso, e mi sentivo del tutto certo. Quando è giunto il momento di servirmi dei Nome e della Parola, li ho invocati entrambi ad alta voce e ho aspettato.
Sulla cima di questa collina ci sono molte pietre grigiastre. Alla terza chiamata del Nome una delle pietre ha tremato e non è stata più pietra. Una voce mi ha chiesto, brusca: «Cos’è tutta questa puzza? È stato il mio messaggero a mandarti qui?»
C’era un’ombra là dov’era stata la pietra e non riuscivo a vedere chiaramente. Ma m’inchinai in quella direzione.
«Potentissimo Potere», proclamai, con la voce che mi tremava poiché l’Operazione aveva avuto successo, «un contadino che operava prodigi mi ha detto che bramavi parlare con un dotto. A paragone di Vostra Potenza io sono un povero ignorante, ma ho consacrato tutta la mia vita a studiare i misteri. Perciò sono venuto a offrirti la mia adorazione, o qualsivoglia altro patto tu possa desiderare, in cambio della suprema saggezza».
C’è stato un agitarsi nell’ombra, e il Potere si è fatto avanti. Il suo aspetto era quello d’una creatura di non più d’un braccio e mezzo di altezza e la sua espressione alla luce della luna era di sardonica impazienza. Il denso fumo aromatico sembrava raccogliersi intorno a lui, formando una nebulosità stretta intorno al suo profilo.
