«Penso», replicò con voce asciutta, «che tu sia sciocco almeno quanto il contadino col quale ho parlato. Cosa pensi che io sia?»

«Un principe della razza celestiale, Vostra Potenza», replicai con voce tremante.

Vi fu una pausa. Poi il Potere aggiunse, con una punta di stanchezza: «Gli uomini! Eternamente sciocchi! Oh, uomo, io sono l’ultimo della mia razza che ha viaggiato fin qui a bordo d’una flotta di navi da un’altra stella. Questo tuo piccolo pianeta ha il nucleo composto dal metallo maledetto, che è fatale ai congegni della mia razza. Alcune delle mie navi si avvicinarono troppo. Altre tentarono di aiutarle e condivisero il loro destino. Molti, moltissimi anni fa scendemmo dal cielo e non potemmo più risollevarci. Ora, io solo sono rimasto».

Parlare del mondo come d’un pianeta era un’assurdità, naturalmente. I pianeti sono vagabondi fra le stelle, che viaggiano secondo i loro cicli ed epicicli, come ha spiegato Tolomeo mille anni or sono. Ma ho capito subito che mi stava mettendo alla prova. Così, mi son fatto ardito e ho replicato: «Signore, non ho paura. Non c’è bisogno d’ingannare me. Non so forse di coloro che vennero cacciati dal Paradiso per essersi ribellati? Devo forse scrivere il nome del tuo capo?»

Ha risposto: «Eh?», e ti posso assicurare che pareva un vecchio. Così, sorridendo, gli ho scritto sul terreno il vero nome di Colui che il volgo chiama Lucifero. Ha guardato i segni sul terreno e ha detto: «Bah! Non ha alcun significato. Ancora le vostre leggende! Senti, uomo, presto morirò. Per più anni di quanti tu possa mai credere mi sono nascosto alla tua razza e al suo maledetto metallo. Ho osservato gli uomini e li ho disprezzati. Ma… sto morendo. E non è bene che il sapere perisca con me. È mio desiderio impartire agli uomini quel sapere che altrimenti perirebbe con me. Non può danneggiare la mia specie, e potrebbe dare alla razza degli uomini un qualche livello di civiltà nel corso dei secoli».



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