E poi era gradevole tornare alla civiltà dopo tutti quei giorni trascorsi sul fiume. I vestiti distesi sul letto erano puliti, ed era un sollievo non sentire più sul viso il pizzicore della barba. Per non parlare del fatto che la squaw che gli stava facendo il bagno moriva dalla voglia di ricevere una razione supplementare di liquore, e se Harrison non avesse mandato un soldato a bussare alla sua porta per dirgli di affrettarsi, Hooch avrebbe potuto riscuotere immediatamente la prima rata di ciò che la squaw aveva da offrirgli in cambio del whisky. Invece si asciugò e si vestì.

Quando fece per aprire la porta, la donna parve preoccupatissima. «Torni dopo?» chiese.

«Ma certo» rispose Hooch. «E mi porterò dietro un barilotto.»

«Prima di notte però» disse lei.

«Be’, forse sì e forse no» rispose Hooch. «Che te ne importa?»

«Quando notte, Rossi come me, tutti uscire da forte.»

«È così dunque» mormorò Hooch. «Be’, cercherò di tornare prima di notte. E se non torno, mi ricorderò di te. Posso scordarmi la tua faccia, ma non le tue mani, eh? È stato un bellissimo bagno.»

La donna sorrise, ma la sua era l’imitazione grottesca di un sorriso vero. Da quant’erano brutte le loro donne, Hooch non riusciva proprio a capire come mai i Rossi non si fossero estinti da un pezzo. Ma, socchiudendo gli occhi, in mancanza di donne vere ci si poteva anche accontentare.

Harrison non si era costruito solo una nuova residenza. Aveva aggiunto un intero tratto di palizzata, così che la superficie del fortino adesso era praticamente raddoppiata. E tutt’intorno alla palizzata correva un solido parapetto. Harrison era pronto per la guerra. La cosa riempì Hooch di inquietudine. In tempo di guerra il traffico dei liquori segnava il passo. I Rossi che attaccavano battaglia non erano della stessa razza di quelli che bevevano. Hooch si era talmente abituato a vedere i secondi da essersi quasi dimenticato dell’esistenza dei primi. C’era perfino un cannone. No, due. Quella vista non gli piacque affatto.



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