
L’ufficio di Harrison non si trovava nella sua residenza, ma in un edificio a parte, il nuovo quartier generale. Al proprio ufficio Harrison aveva riservato l’angolo di sudest, quello più soleggiato. Hooch notò che nell’edificio, oltre al consueto contorno di soldati di guardia e di ufficiali al lavoro sulle loro scartoffie, c’erano parecchi Rossi sdraiati o seduti qua e là. I Rossi addomesticati di Harrison, naturalmente; a lui piaceva vedersene sempre intorno qualcuno.
Ma stavolta c’erano più Rossi addomesticati del solito, e l’unico che Hooch riconobbe era Lolla-Wossiky, uno Shaw-Nee orbo da un occhio. Lolla-Wossiky era ridotto in condizioni così penose da far ritenere un miracolo che non fosse ancora finito all’altro mondo. Tale era il suo stato di degradazione — un autentico leccapiedi — che perfino gli altri Rossi si burlavano di lui.
La cosa era resa ancora più divertente dal fatto che era stato lo stesso Harrison a uccidere suo padre, una quindicina di anni prima. Lolla-Wossiky, all’epoca ancora un marmocchio, aveva assistito alla scena. Harrison a volte raccontava questa storia di fronte allo stesso Lolla-Wossiky, e l’orbo ubriacone si limitava ad annuire e a ridacchiare, comportandosi come se non avesse avuto né una briciola di cervello né la minima traccia di dignità umana. Insomma era il Rosso più spregevole e abietto che Hooch avesse mai visto. Purché gli dessero il liquore, non gli importava neanche di vendicare il paparino. No, Hooch non rimase affatto sorpreso nel vedere che Lolla-Wossiky era disteso sul pavimento proprio davanti alla porta di Harrison, tant’è vero che questa, aprendosi, lo centrava in pieno sul deretano. Incredibile che persino adesso, dopo quattro mesi che a Carthage City non arrivava una goccia di liquore, Lolla-Wossiky fosse completamente sbronzo.
