
Ma Hooch Palmer non era afflitto da questo genere di pensieri. Non c’era Rosso che non riconoscesse immediatamente il profilo della sua chiatta, carica com’era di barili disposti su più livelli. Nella maggior parte sciabordava il whisky, che era all’incirca la sola musica che quei Rossi riuscissero a capire. Ma proprio al centro dell’enorme catasta di barili, ce n’era uno che non sciabordava. Era pieno di polvere nera, e ne usciva una lunga miccia.
A che serviva quella polvere nera? Mettiamo che Hooch e i suoi uomini scendessero tranquilli la corrente, governando la chiatta con le pertiche intorno a una curva del fiume, e a un tratto si fossero trovati la via sbarrata da una mezza dozzina di canoe gremite di quella brava gente dei Kicky-Poo, dipinti da capo a piedi. Oppure avessero visto un falò acceso presso la riva, e qualche diavolo Shaw-Nee che ci ballava intorno pronto a infilarci dentro la punta delle frecce incendiarie.
Per la maggior parte della gente ciò significava che era giunto il momento di pregare, combattere e morire. Ma non per Hooch. Ritto al centro della chiatta, con una torcia in una mano e la miccia nell’altra, urlava a squarciagola: «Whisky esplodere! Whisky esplodere!»
Ora, la maggior parte dei Rossi con l’inglese se la cavava maluccio, ma tutti quanti sapevano perfettamente che cosa volessero dire «esplodere» e «whisky». E invece di vedersi piovere addosso una gragnuola di frecce o di essere abbordati da una flottiglia di canoe, ben presto scorgevano quelle stesse canoe oltrepassarli a tutta velocità tenendosi sul lato opposto del fiume. Qualche Rosso sbraitava: «Carthage City!» e Hooch urlava di rimando: «Sicuro!», e le canoe si allontanavano di gran carriera sulle acque del fiume Hio, dirette là dove ben presto sarebbe zampillato il liquore.
Era la prima volta che i ragazzi alle pertiche si trovavano sul fiume, e non sapendo tutto quello che sapeva Hooch Palmer non appena scorsero quei Rossi armati di frecce incendiarie quasi se la fecero addosso dalla paura.
