Ottima cosa, dunque, che i Rossi amassero il liquore a tal punto da non volerne versare neanche una goccia. Non una canoa si avvicinò mai troppo; non una freccia si piantò con un tonfo sordo in un barile, restando lì a vibrare; e Hooch e i suoi barili e barilotti navigarono tranquilli e beati fino a Carthage City, che era il pomposo nome dato dal governatore Harrison a un fortino presidiato da cento soldati che sorgeva proprio alla confluenza tra il Piccolo My-Ammy e l’Hio. Ma Bill Harrison era il tipo d’uomo che prima dava il nome al posto, e poi lavorava duro per far sì che il posto fosse all’altezza del nome. E difatti stavolta fuori del fortino si levava il fumo di non meno di cinquanta comignoli, il che significava che Carthage City si poteva ormai quasi dire un villaggio.

Li udirono urlare ancor prima di giungere in vista dell’attracco. Dovevano esserci Rossi che trascorrevano metà della loro esistenza accampati sulla sponda del fiume in attesa che arrivasse la chiatta del liquore. E Hooch sapeva che stavolta erano particolarmente ansiosi, anche perché a Fort Dekane si era accertato, ungendo le ruote giuste, che gli altri mercanti di liquori restassero bloccati laggiù finché la vecchia Carthage City non fosse stata più asciutta di una tetta di toro. Ma ecco che arrivava Hooch con la sua chiatta e un carico come quelli non avevano mai visto in vita loro. Stavolta ne avrebbe ricavato un bel gruzzoletto, questo era certo.

Bill Harrison poteva essere vanesio come una pernice, darsi tutte le arie che voleva e farsi chiamare «governatore» anche se nessuno lo aveva mai eletto o nominato a quella carica se non lui stesso, ma il suo mestiere lo sapeva fare, eccome.



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