
Peggio ancora, se si sparge la voce che sei una scintilla, puoi star sicuro che tutti quanti non perderanno occasione per metterti nel mezzo. Un ragazzo va a farsi una pipata nel fienile, e il fienile prende fuoco: figuriamoci se il ragazzo si sogna di dire: «Sì, papà, sono stato io». Nossignore, il ragazzo si affretta a dire: «Sai, papà? Dev’essere stata una scintilla!» e subito quelli vengono a cercare te, il capro espiatorio del circondario. No, Hooch non era uno stupido. Non l’aveva mai detto a nessuno, che aveva il potere di dar fuoco alle cose.
C’era un altro motivo per cui Hooch non usava troppo di frequente i suoi poteri. Era un motivo così segreto che lo stesso Hooch non ci pensava volentieri. Il fatto è che il fuoco gli faceva paura. Una paura che gli veniva dal profondo. Allo stesso modo, c’è chi ha paura dell’acqua, e va per mare; e chi ha paura della morte, e fa il becchino; e chi ha paura di Dio, e fa il pastore d’anime. Insomma, Hooch temeva il fuoco più di qualsiasi altra cosa, e per questo motivo ne era attratto, anche se lo stomaco gli si torceva dalla nausea; e quando si trovava nella necessità di dar fuoco a qualcosa, nicchiava, rimandava, inventava mille scuse per non farlo. Hooch aveva un dono, ma era incredibilmente riluttante a farne uso.
Ma in questo caso l’avrebbe fatto. Prima di permettere a un Rosso di mettergli le mani addosso, avrebbe fatto saltare quella polvere, se stesso, i suoi uomini e tutto il suo liquore. Nonostante tutta la paura che aveva del fuoco, Hooch l’avrebbe vinta in men che non si dica, purché l’avessero mandato sufficientemente fuori dei gangheri.
