Passo la valvola a Muller e mi sposto verso la lanterna che pende da un chiodo nel trave.

«Penso che dovrebbe essere rimandato a casa come invalido, Herr Doktor,» dice Muller. Naturalmente sa che è impossibile. Era alla trasmittente il giorno in cui ci venne comunicato che nessuno poteva essere rimandato a casa per sintomi da assideramento o “altre malattie non contagiose”.

«Può procurarmi una luce migliore?» gli chiede il dottore.

La curiosità di Muller è così forte che non sopporta l’idea di lasciare un luogo in cui si svolga qualcosa di interessante. Se andasse al fronte non credo che sarebbe capace di tornare indietro, e adesso mi aspetto che si inventi qualche scusa per restare, ma ho dimenticato che è ancora più incuriosito dal lavoro di posa del filo spinato. «Vado a vedere che cosa è successo all’unità di Eisner,» dice, e apre la porta. La neve svolazza dentro, come se fosse rimasta in attesa fuori pronta a entrare, e il dottore e io dobbiamo appoggiarci contro la porta per richiuderla.

«Gli occhi continuano a farmi male,» dico mentre stiamo ancora sospingendo la grossa lastra metallica, in modo che non mi chieda di fargli da assistente. «È come se ci fosse entrata della sabbia.»

«Ho un paziente con una malattia che non riesco a diagnosticare,» mi dice. Sono sollevato, anche se le malattie possono ucciderci con la stessa facilità di un mortaio da trincea. Ogni giorno, all’infermeria, i soldati muoiono di polmonite e di dissenteria e di avvelenamento del sangue, ma noi non ne abbiamo paura come l’abbiamo del fronte.

«Il paziente ha febbre, escoriazioni e bolle in suppurazione,» continua il dottor Funkenheld.

«Non potrebbero essere foruncoli?» azzardo, anche se naturalmente lui è perfettamente in grado di riconoscere una cosa semplice come i foruncoli, ma non mi sta ascoltando, e mi rendo conto che non è venuto da me per avere una diagnosi.



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